giovedì, 23 ottobre 2008

Quella mattina lo scarafaggio si svegliò inquieto e per niente riposato. Aveva freddo e quando aprì gli occhi non riconobbe le pallide appendici che, dovette ammetterlo subito, spuntavano proprio dal suo corpo. Zampe tozze, coperte appena da una peluria biondastra, protese verso il soffitto di una stanza diventata improvvisamente piccola. Notò che aveva solo quattro zampe, brulicanti alle estremità di ridicole appendici.
Lo scarafaggio conosceva bene quelle forme, tante volte aveva spiato gli abitanti della casa da una fessura del battiscopa. Non aveva dubbi, quindi, sulla nature del fenomeno: durante la notte si era trasformato in uomo.


Uno scarafaggio è abituato a prendere la vita  e le sue sventure con filosofia, però quello che gli stava accadendo superava le normali capacità di sopportazione di un insetto.

I minuti passavano e tutto quello che riusciva a fare erano movimenti senza senso degli arti sudati. Sentiva voci e rumori di passi dalle stanze accanto: in breve tempo qualcuno sarebbe entrato e avrebbe scoperto tutto.

Quando la disperazione stava per paralizzarlo definitivamente, un pensiero improvviso lo colpì. Ricordò un desiderio che l’aveva accompagnato per tutta la vita, un momento immaginato tante volte e che solo la sua natura di insetto aveva reso impossibile.

Vide la finestra che tante volte aveva sognato di aprire. A forza di movimenti scomposti si fece cadere dal letto, strisciò sul pavimento di legno fino alla parete, si aggrappò al termosifone e con un ultimo sforzo si mise in piedi.

Le gambe tremavano quando riuscì ad aprire la finestra, tremavano per l’emozione e lo sforzo. Un mondo nuovo apparve. Tetti rossi e campanili, il cielo macchiato di nuvole, gli alberi e le voci della strada.

Respirò profondamente quell’aria nuova, chiuse gli occhi e forse riuscì a comporre un sorriso mentre si buttava di sotto.

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lunedì, 20 ottobre 2008

Io sono uno che perde le chiavi

che perde occasioni

che non fa previsioni

di lunga durata

che scorda la data

che fa confusione

tra passato e futuro

uno poco maturo

un groviglio annodato

un liuto scordato

scordato davvero

all’ombra di un pero

o forse d’acacia

ho poca efficacia

poca efficienza

triste tendenza

a fare del male

a chi amo di più 

 

Io sono uno che perde le chiavi

uno molto d’astratto

o poco prudente

prude la mente

rudere è verbo

un po’ decadente

un re decaduto

un prete tendente

un me dispiaciuto

m’intasa la mente

 

Lamento d’armento

notturno concerto

incerto  lacerto

ritrovo la traccia

di quello che fu

che fumava e che amava

in senso antiorario

in sesso contrario

al gusto dei più

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mercoledì, 01 ottobre 2008

Malaria d'amore
mi prende e abbandona
mi lascia sudato
in un letto disfatto
mi agita i giorni
spossa le notti

Peste d'amore
mi allontana da tutti
uccide i ricordi
nasconde il futuro
sotto un sudario
grigio di pioggia

Lebbra d'amore
mi strappa la pelle
corrompe la vita
solca le guance
di benedetto
vetriolo fumante

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