Quella mattina lo scarafaggio si svegliò inquieto e per niente riposato. Aveva freddo e quando aprì gli occhi non riconobbe le pallide appendici che, dovette ammetterlo subito, spuntavano proprio dal suo corpo. Zampe tozze, coperte appena da una peluria biondastra, protese verso il soffitto di una stanza diventata improvvisamente piccola. Notò che aveva solo quattro zampe, brulicanti alle estremità di ridicole appendici.
Lo scarafaggio conosceva bene quelle forme, tante volte aveva spiato gli abitanti della casa da una fessura del battiscopa. Non aveva dubbi, quindi, sulla nature del fenomeno: durante la notte si era trasformato in uomo.
Uno scarafaggio è abituato a prendere la vita e le sue sventure con filosofia, però quello che gli stava accadendo superava le normali capacità di sopportazione di un insetto.
I minuti passavano e tutto quello che riusciva a fare erano movimenti senza senso degli arti sudati. Sentiva voci e rumori di passi dalle stanze accanto: in breve tempo qualcuno sarebbe entrato e avrebbe scoperto tutto.
Quando la disperazione stava per paralizzarlo definitivamente, un pensiero improvviso lo colpì. Ricordò un desiderio che l’aveva accompagnato per tutta la vita, un momento immaginato tante volte e che solo la sua natura di insetto aveva reso impossibile.
Vide la finestra che tante volte aveva sognato di aprire. A forza di movimenti scomposti si fece cadere dal letto, strisciò sul pavimento di legno fino alla parete, si aggrappò al termosifone e con un ultimo sforzo si mise in piedi.
Le gambe tremavano quando riuscì ad aprire la finestra, tremavano per l’emozione e lo sforzo. Un mondo nuovo apparve. Tetti rossi e campanili, il cielo macchiato di nuvole, gli alberi e le voci della strada.
Respirò profondamente quell’aria nuova, chiuse gli occhi e forse riuscì a comporre un sorriso mentre si buttava di sotto.

