Seppellimmo la paura
scavando la terra con le stilografiche
non era lo stile a mancarci
non era la volontà
casomai l’abitudine e l’amore
gemelli perversi senza riposo
ci bruciavano dentro nel tempo di un arcobaleno
ci bruciavano
sui pianerottoli di palazzi oscuri
sui prati molli di marzo
affondavo il tuo naso snob
le tue mani sporche d’erba
graffiavano segni di una lingua perduta
che non ci faceva paura
Ringhio di baci
sussurro spezzato
eco di un battito
costruimmo una fortezza
di paglia e fango
le mura caddero negli acquazzoni di novembre
le torri rovinarono nel gelo
e cammino ancora nei cortili deserti
racconto allo scirocco

