martedì, 02 settembre 2008

Seppellimmo la paura

scavando la terra con le stilografiche

non  era lo stile a mancarci

 non era la volontà

casomai  l’abitudine  e l’amore

gemelli perversi senza riposo

ci bruciavano dentro nel tempo di un arcobaleno

ci bruciavano

sui pianerottoli di palazzi oscuri

sui prati molli di marzo

affondavo il tuo naso snob

le tue mani sporche d’erba

graffiavano segni di una lingua perduta

che non ci faceva paura

 

Ringhio di baci

sussurro spezzato

eco di un battito

costruimmo una fortezza

di paglia e fango

le mura caddero negli acquazzoni di novembre

le torri rovinarono nel gelo

e cammino ancora nei cortili deserti

racconto allo scirocco

quanto è stupida la felicità
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lunedì, 01 settembre 2008

Parlo col gatto

(quello rosso e bianco)

mi ascolta distratto

dal ronzìo di un moscone

da un fico che cade

per la legge dei gravi

in linea diretta

dal ramo alla terra

un fico che prova l’ebrezza del volo

si apre all’impatto

apre il ventre maturo

semina resti del tempo passato

di un aprile inoltrato

di un ciclo coerente

ciclopico niente

Rimbalza  e si ferma

il fico disfatto

mentre parlo col gatto

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