E vorrei avercelo accanto in questo momento, il vecchio Don...
Adesso che le cateratte della malinconia si spalancano su mattini foschi. Ora che tengo strettamente la destra e azzardo il sorpasso.
Il vecchio Don saprebbe cosa dire. Con calma, guardandomi negli occhi. Magari interrompendo un minuto la faccenda della ghiaia, il lento rastrellare giapponese sotto la pioggia.
Il vecchio Don non spreca parole. Lui no. Io le butto in aria con ampio gesto retorico, le semino nell’arido senza rimorso.
Il vecchio Don ha le idee chiare. Conosce quel che c’è da conoscere e niente di più: è questa la sua forza.
Io ammucchio nomi di gruppi rock e proscimmie malgasce, test di compatibilità e monarchi mongoli, penne remiganti e scrittori corsari. Ciarpame.
Il vecchio Don non pensa a nulla quando traccia cerchi pressoché perfetti sulla ghiaia.
Io penso sempre a qualcos’altro mentre tesso le mie ragnatele disordinate.

