mercoledì, 25 ottobre 2006
Vorrei scrivere come la chitarra dei Joy Division.
Vorrei urlare di disperazione distorta e poi segnare il ritmo di un tempo inutile. Vorrei irrompere sulla scena con una frase struggente, lasciare uno spiraglio e poi affondare ogni illusone perché non c’è niente, niente che davvero valga la pena.
Quello è il modello: sei corde ad alto voltaggio per straziare l’aria.



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sabato, 21 ottobre 2006
C’è un grappolo di pipistrelli che mi penzola dalla schiena.
Sento il chiacchiericcio, la bava che mi bagna la pelle.
Ogni tanto uno si arrampica fino a sussurrarmi oscenità nell’orecchio. Il fiato è caldo e rancido.
All'alba se ne vanno, al tramonto tornano. Tornano sempre.
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mercoledì, 18 ottobre 2006
Se c’è una cosa difficile da raccontare in modo interessante, questa è il sesso. Così coinvolgente se vissuto, eppure spesso tanto noioso nella sua descrizione letteraria. Condizionato da una cronica povertà di variabili possibili al comune mortale. Affetto dalla condanna alla perfezione: nessuno racconta difficoltà o fallimenti, tutto è sempre soddisfacente al massimo grado. Fino all’auto promozione molesta.

In ambito blog finora la disciplina del post-coitum era stata praticata soprattutto da fatalone sciupamaschi, che dell’elmo di Priapo s’eran cinte la testa per offrirsi all’invidiosa curiosità di modeste praticanti del missionario semiferiale e all’ingorda attenzione di navigatori orario ufficio.
Adesso si affacciano alla ribalta (o meglio all’anticamera) gli esemplari maschili della specie. Quelli che ogni volta è uno scoppio sublime. Quelli che ce l’hanno lungo in versi, quelli che i versi li fanno fare, sempre diversi e sempre uguali.

Campione della categoria è Principe nero, grande distributore di puntini di sospensione e dispensatore di poesie multiorgasmiche, maestro nell’alternare immagini delicate al limite dell’omeopatico

sei...l'eco di un sogno...
in una semplice frazione....
della voce muta e
intrappolata...
da un'immagine che...
non si fa vedere...

refusi preoccupanti per l’antimafia

E le tue cosche che s'allargano..

e intimismi espliciti

Diventi il mio universo...
e io ci sto divinamente...
dentro...



Per raffreddare i bollenti spiriti del Principe, niente di meglio che una torta gelato


Identificazione: Principe nero
Classificazione: sicofante da monta
Azione: intortamento refrigerante
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martedì, 17 ottobre 2006
esiste ancora questo blogghettino?
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domenica, 15 ottobre 2006
Apro il depliant appena preso al bancone di un bar. Primo rigo:

La realtà di per sé non esiste

E non potevate dirlo prima?!
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giovedì, 12 ottobre 2006
Se non ci guardiamo indietro, se non distogliamo un attimo l'attenzione dal marasma di carne e silicone che trabocca dai media e dallo zoccolofilia imperante nel look di strada, potrebbe sfuggirci il momento storico nel quale tutto questo diventò normale. Cioè il passaggio da una trasgressione sotterranea ma viva, (fatta e non ammessa), alla fine della trasgressione stessa.
Come sempre in questi casi è la pubblicità a sancire il passaggio. La pubblicità del prodotto di largo consumo intendo, ché quella per prodotti di nicchia trova spesso proprio nel proibito il migliore argomento di attrazione per un cliente che vuole essere originale e "intrigante".
Dunque, dopo minuti e minuti di meditazione, sono giunto a una visione dell'evento che posso riassumere così: la Panda Fiat ha segnato ufficialmente la fine della trasgressione sessuale in Italia .

Qualcuno ricorda la campagna di presentazione della famigerata macchinetta? (non è una domanda retorica)
Tra le illustrazioni che arricchivano la versione per carta stampata ce n'era una particolare: un ragazzo e una ragazza in abbigliamento casual conversavano amabilmente (e a debita distanza l'uno dall'altra) all'interno di una Panda trasformata in salotto-alcova. Il testo sottolineava la possibilità di reclinare i sedili fino ad ottenere un vero e proprio letto matrimoniale.

Siamo nel 1980. Su penisola e isole sono transitati il ’68, il 77, i porci con le ali e gli ultimi tanghi a Parigi. La nazione copula disordinatamente ma per la morale ufficiale l’unica attività ortodossa è quella che si svolge tra un uomo e una donna regolarmente coniugati. Tipicamente nella casa comune e nel lettone matrimoniale.
Chi usa l’automobile per lo stesso fine, invece? I non ancora sposati, gli amanti clandestini, le prostitute, i gay… tutta la variegata moltitudine di persone che trasgrediscono più o meno consapevolmente.
E’ in questo scenario che irrompe La Panda con i suoi fantastici sedili.
Quando un’azienda come la Fiat progetta e produce un’auto godibile per l’amplesso non regolamentare, quando la campagna pubblicitaria non sottintende ma esalta tale possibilità, la conclusione può essere solo una: la trasgressione non è più percepita come tale dalla grande maggioranza degli italiani.
L’idea stessa di trasgressione sfuma, con grande soddisfazione per molti e un po’ di rimpianto per alcuni.
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venerdì, 06 ottobre 2006
Una decisione andrà presa nello spazio di sette respiri.
Hagakure (Codice del Samurai)


Il primo respiro è la brezza sul mare. Chiglie di legno che s’inchinano a riva. Le corde scricchiolano gonfie di sale.
Sei un’ombra veloce sulla spiaggia di sassi, l’onda leggera che asciuga in fretta.

ll secondo respiro è un sussurro lontano. Parole elettriche in equilibrio sul filo.

Il terzo respiro è un vento pesante, rovescia polvere sul viso e le mani. Confondi orizzonti, macchi le stelle.
Ingoi l’eco di canti e campane.

Il quarto respiro è a folate di pioggia, gocce che lavano e sporcano l’aria. Prati d’asfalto sempre assetati suonano sordi sotto i tuoi tacchi.
Sei la presenza ingiustificata, il profilo riflesso in paraurti cromati.

Il quinto respiro è soffio rovente, lacera e brucia gusci a spirale.
Sei carne viva sopra la brace, urlo che spruzza schizzi di fiele.

Il sesto respiro è alito buio, asma di grotta che tutto trattiene.
Elitre diafane in vortici oscuri.
Sei il passo incerto del sopravvissuto.

Il settimo fiato è quasi bonaccia, sfiora occhi limpidi dopo il massacro.
Sei un gioco di luci che ora scompare.
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giovedì, 05 ottobre 2006

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Van der Graaf Generator - Theme one
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mercoledì, 04 ottobre 2006
Thunder Road la chiamavo.
Per la canzone del Boss che cigolava anacronistica nel mangianastri.
Per i temporali che covavano pomeriggi interi e poi si allontanavano brontolando verso sud.
Per le burrasche che seminavano grandine e bestemmie sui campi.
Thunder Road cominciava in un punto imprecisato del cavalcavia, appena oltre l'ultimo capannone industriale. Si prendeva di petto, correndo in discesa contro le colline. Poche curve e si annusava già aria di frontiera.

C’erano empori pieni di cianfrusaglie lungo la strada (le ultime novità di vent’anni prima), bar dove bancone e barista erano uno più decrepito dell’altro, benzinai butterati, papaveri d’estate, foglie gialle di pioppo in ottobre e foschìe in inverno.
C’erano lunghi rettilinei deserti dove lasciar andare il motore, salite dolci e curve traditore.

E c’erano due occhi che mi ballavano dentro la testa per tutto il tempo. Si confondevano con le nuvole basse stracciate dal vento, ruzzolavano con le cornacchie giù dai pali del telefono.
Ondeggiavano pacifici sui rami delle querce.
I suoi occhi mi torturavano.

Quel giorno avevo portato una scatolina.
Vellutata come la sua guancia, rossa come la sua bocca.
Dentro due cerchi d’oro per legarla.
Me li gettò in faccia urlando di stupore e sgomento.

Thunder Road mi cullò altre cento volte e ogni volta il tuono mi esplose dentro. Per i suoi passi rapidi sulla ghaia, per lo sbattere di un portone.
Finché una notte per fermarla non la strinsi forte, così forte da toglierle il fiato. Così a lungo da fermarle il tempo.
L’abbracciai per ore, poi all’alba la lasciai tra i filari delle viti.

Ma i suoi occhi non mi hanno abbandonato. Sono la sua essenza e la mia maledizione. Li porto sempre con me, sul cuore.
Nella scatolina rossa.










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domenica, 01 ottobre 2006

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Dead Kennedys - Kill the poor (1979)
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