sabato, 30 settembre 2006
Aiuto! Il mio computer non si accende! Che posso fare?
Prendi il tostapane, del pane in cassetta, del formaggio, del prosciutto. Disponi sul tavolo due fette di pane e posa sopra ognuna di esse una fetta di formaggio tagliato fine. Sovrapponi una fetta di prosciutto, quindi chiudi con un'altra fetta di pane.
Inserisci le fette così assemblate negli appositi alloggiamenti del tostapane. Inserisci la spina del tostapane nella presa elettrica e schiaccia l'interruttore.
Se il tostapane non si accende telefona all'ENEL e chiedi quando torna la corrente.
mercoledì, 27 settembre 2006
Woody Allen
Ho talmente tanti malanni che certe volte penso di essere vivo solo per distrazione.
Non so perché vado a farmi psicanalizzare. In fondo ho normali rapporti sociali anche con i cassonetti della spazzatura.
Il problema con la mia seconda moglie era che non riuscivamo mai ad avere l'orgasmo in simultanea. Lei faceva sesso solo quando io ero uscito.
lunedì, 18 settembre 2006
Aldo Nove
Mi chiamo Michele e secondo l’oroscopo cinese sono nato nel segno del Cinghiale (o Maiale, per un altro giornale). Non so bene cosa vuol dire essere del segno del Cinghiale, ma mi piace perché mi dà un senso di appartenenza. Perché anche Gianni è dello stesso segno, infatti siamo andati a scuola insieme finché non l’hanno bocciato dopo quella storia del camion. Aveva fregato delle bottiglie di vino dal camion e si era sbronzato e cantato in mezzo alla strada. Allora la maestra si è incazzata e a giugno l’ha bocciato (anche perché se lo meritava).
Gianni mi ha portato sull’argine una volta e ha tirato fuori un pacchetto di Super con filtro e i fiammiferi casalinghi.
Gianni mi ha portato sull’argine un’altra volta e ha tirato fuori da sotto il maglione le riviste porno di suo padre. Le donne non erano tanto belle, quelle di mio zio erano meglio.
Gianni mi ha portato sull’argine un’altra volta e quando ha cercato di baciarmi io l’ho picchiato forte sul naso e nella pancia. A me mi bacerà soltanto la Stefania, gli ho detto, quando sarà pronta per baciare. Presto.
Peccato perché mi doveva insegnare i trucchi di Defender. Defender è un gioco bellissimo dove servono riflessi, nervi d’acciaio e determinazione. Soprattutto determinazione. Io lo consiglierei a quelli che non credono tanto in quello che fanno e che hanno i riflessi lenti. Si vince un’astronave a 1000 punti e poi a 3000.
Io ci passo un paio di ore al giorno che è il minimo per una seria preparazione, eccetto quando viene la Stefania perché non mi piace farmi vedere giocare.
Certe volte non mi piace farmi vedere per nulla e mi nascondo.
Una di quelle volte lì ho visto la Stefania che baciava Gianni e faceva altre cose che non ho voglia di parlarne adesso.
venerdì, 15 settembre 2006
Alessandro Bergonzoni
Quel giorno Clara incontrò Holmes e fu un colpo di fulmine.
Holmes era un uomo di mezza età. A 44 anni ne aveva 22, a 22 ne aveva 13 con il resto di 2 e, del resto, che ci importa: se la matematica non è un’opinione la filosofia non è una moltiplicazione.
Holmes era un pregiudicato: a 18 anni sbatté contro il pennone di una bandiera e fu condannato per turbativa d’asta, a 20 stuprò una segretaria nel catasto e fu condannato per abuso d’ufficio.
Questo per dire.
Per scrivere ci vuole altro.
La biro per esempio.
La biro è un’invenzione moderna che gli antichi ci invidiano (altre sono lo spremiagrumi, il tostapane e la facciatosta). La biro è una penna a sfera che scrive parole e numeri in ordine casuale o analfabetico. Si parte da sinistra e si va verso destra, poi si va a capo un po’ a casaccio, per ingiunzioni se sei un poveraccio, per omissioni se sei reticente, per strafalcioni se sei un deficiente, per imperativi se sei espansivo, per anglicismi se sei un palliativo.
Clara ignorava tutto questo. Credeva nell’imprevisto e in Dio (era tutta Caso e Chiesa), credeva che i gemelli fossero nati con la camicia, pensava che conoscere superficialmente una persona volesse dire leccarla tutta, che le lingue antiche più che scomparse fossero avariate…
domenica, 10 settembre 2006
Alessandro Baricco
“Si arriva a un punto che non si può tornare indietro”. Fuori settembre orinava acquazzoni sui prati, sui ciliegi, sul frangizolle.
“Si arriva a un punto che non si può andare avanti”.
Guidava l’auto senza sforzo apparente, gli occhi fissi sullo specchietto, un gomito fuori dal finestrino, un piede sui pedali, l’altro profuso in piroette di mambo. Un fazzoletto al collo, un collo da consegnare, la consegna del silenzio.
Il silenzio della pampa.
Il bisogno di una pompa.
“Eccone una!” gridò José.
“Cos’è José, cos'è?”
“Una pompa!”
Un sorriso gli attraversò il viso. La tristezza s’acquattò paziente tra le rughe di vecchio indio.
Le rughe.
Le rughe.
Salutò il benzinaio con denti di sciacallo.
“Il pieno”.
“Cosa intende dire?”
“L’ho detto”
“Non se ne pentirà”
“Ho difeso quello per cui valeva la pena lottare, perso ciò che non mi interessava, ritrovato quello che non avevo smarrito”
Un turbinìo di polvere.
giovedì, 07 settembre 2006
Paolo Nori
E metti che c'e' questa voce fuori campo che mi chiede "Com'e' il tempo?" e io a questa ipotetica voce fuori campo le rispondo che ne so com'e' il tempo? come faccio a saperlo le rispondo e gia' questa voce fuori campo mi sta sui maroni perche' mi fa venire in mente che son tre giorni che non apro la finestra, sempre chiuso in questo schifo di casa a scrivere il mio quinto romanzo il quale non so se me lo pubblicano come gli altri tre. Purche'.
E adesso squilla il telefono con quel suono squillante onomatopeico che cia' il telefono quando squilla e io dico pronto e Giovanna dice "Ciao ... com'e' il tempo da te?" (cosi', tanto per dire, che fare non ne ha voglia e baciare non se ne parla) e io a questa voce calda che cia' Giovanna le dico "Spinoza dice che il tempo non e', diviene". "Sei una testa di cazzo" mi dice la voce di Giovanna, peraltro. "Spinoza dice che noi siamo cio' che comunichiamo" dico io e Giovanna butta giu'. E allora io ci rimango male perche' questa storia del tempo fa venir fuori questo cazzo di personalita' meteopatica ciclotimica che cio'.
Meteopatico ciclotimico. Bello. Spetta che lo metto nel quarto romanzo. Meteo...
Lo metto qui. Tac. Alla fine della terza pagina. In questo punto che il lettore avveduto comincia a pensare "Che due maroni questo quarto romanzo!" e invece ZAC! Meteopatico ciclotimico!
Che il lettore sprovveduto pensa "Ma allora lo fa apposta a fare il pirla. Nasconde il messaggio, il bogoncello!" e allora giu' che si rimette a leggere e questa prosa ipnotica ed ipotetica lo trascina fino in fondo al mio quarto romanzo qualunque tempo faccia. Comunque.
venerdì, 01 settembre 2006
Cominciare dalla fine è il modo più stupido per finire. Bisognerebbe finire dall'inizio, quando il futuro è rischiarato da lampi di ragione (illuminismo stroboscobico?). Il movimento è delineato, definito è l'ammaraggio.