Nella mia vita precedente ero un ascensore.
Ricordo che fu un'esistenza piena di alti e bassi, sempre appesa a un filo.
Nonostante la mia indole ospitale e servizievole non riuscii mai ad intrattenere rapporti stabili con le persone: fui sempre usato, calpestato e abbandonato. Alcuni mi accusavano di avere orizzonti limitati, altri temevano i miei sbalzi e gli improvvisi cali di energia.
Rammento lunghe notti solitarie, il risveglio per donne che sapevano toccare i miei tasti giusti, uomini malvagi che mi segnarono profondamente con la loro volgarità.
Mi piacevano i film con molti primo-piano, amai il pensiero attico e la musica underground, studiai il piano ma non fui mai capace di fare le scale.
E il tempo passò, piano piano. Il piano quinquennale del condominio mi condannò alla demolizione e finalmente i miei atomi tornarono a fluire nell'Universo, in obbedienza all'imperscrutabile Piano Divino.

