martedì, 23 giugno 2009

DonnaLulu conta i passi
dalla strada al suo portone
li ha contati cento volte
orme nere sulla brina
ogni passo una bugia
da inghiottire come pane
ogni sguardo una ferita
innalzata sull'altare

 

Non ci fossero le notti

pregherebbe qualche dio

per esplodere vulcani

adunare temporali

mescolarsi alla sua ombra

come inchiostro nel catrame

nel silenzio frantumato

dallo strepito dei tuoni

 

DonnaLulu conta i giorni

tanti  giorni son passati

quando il fiume si fermò

per un attimo soltanto

a raccogliere un anello

e un sorriso di corallo

li ha lasciati sulla spiaggia

per la prossima marea

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venerdì, 12 giugno 2009
Basterebbe una ciotola
piccola e smaltata
o ancora meno
le mani a coppa sotto la fonte
bere incuranti dell'acqua che cade
che bagna il viso
schizza sui piedi

Basterebbe una storia
qualche colpo di scena
o ancora meno
due occhi di gatto
in fondo alla strada
un sospiro di vento
che accarezza i capelli
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venerdì, 12 giugno 2009
Contare i fili d'erba
che accascia il maestrale
dare un nome a ogni ape
che s'affanna nello sciame
distinguere ogni voce
al raduno generale
sarebbe così facile
dopo aver capito te
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venerdì, 15 maggio 2009
Un giorno o l’altro bisogna arrivare

mi fermo a sentire il respiro dell’orco

se andavo o tornavo ha poca importanza

nel cerchio placido della Galassia

 

I rami dei frassini mi fanno ventaglio

con ritmo meccanico mi coprono d’ombra

poi scattano in alto verso i rondoni

schizzano luce sulla terra appassita

 

Se questa è la fine

che finisca alla svelta

se questo è l'inizio

che duri in eterno

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martedì, 05 maggio 2009
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giovedì, 09 aprile 2009
Ubuntu regnò sui Doddo Orientali dai primi anni '20 ai primi anni '20. Figlio di Urguz, di Baullé e di Gurun, ebbe sempre grossi problemi con l'ufficio anagrafico, ma trascorse un'infanzia serena, punteggiata da pochi massacri e saccheggi.
Il nonno Malox lo iniziò alle arti divinatorie e già a sei anni seppe prevedere il risultato di Bologna-Spal, campionato 1959, girone di ritorno.
Ubuntu salì sul trono giovanissimo, ma il buon padre Urguz (o Baullé) lo fece scendere subito con uno scappellotto, ché glielo sporcava.
A diciotto anni sposò Sciurascura, una splendida fanciulla di etnìa Sorate che gli donò quattro figli. Ubuntu rifiutò garbatamente, con il pretesto che i figli non erano suoi. Lo scontro tribale fu inevitabile.
La guerra infuriò per anni nella savana. Agguati, zagaglie, guaiti, tafferugli a non finire alla fine ebbero fine quando il padre Baullé (o forse Urguz) si ritirò in eremitaggio sulle Colline-della-Luna-Bassa-Quando-è-Bassa-Altrimenti-No.
Ubuntu, abbandonato anche dalla madre (o forse padre) Gurun, cadde in miseria. I suoi amici più fidati non dimenticarono i lunghi anni trascorsi insieme e alla fine di un lungo inseguimento lo presero e riempirono di botte. Solo e contuso, triste e confuso, bisognoso di affetto e di un'altra rima baciata, il nostro eroe vagò in esilio nutrendosi di miceti, micetti, carpe e scarpe, vermi e vermicelli. Si dissetò con l'acqua delle pozzanghere assolate (a lui si deve l'invenzione del brodo primordiale), si vestì di corteccia d'albero (da qui il suo portamento un po' legnoso), passò le lunghe notti solitarie leggendosi le mani e arrivando a conoscerle palmo a palmo.
Dopo una lunghissima marcia Ubuntu giunse nel Paese dei Balocchi e qui fu arrestato, processato e condannato per sconfinamento letterario. Trascorse cent'anni di similitudine nella scopiazzatura di un celebre romanzo, tra personaggi incolori e binari morti narrativi, carestie di idee e prose zoppicanti, periodi ridondanti e ripetitivi come questo. Evase grazie all'aiuto di un correttore di bozze ribelle che lo camuffò da refuso e lo imbarcò in un manuale di storia africana. Qui corruppe un editor e penetrò nel capitolo che lo riguardava, ribaltando i fatti. Riacquistato così il regno Ubuntu visse abbastanza felicemente fino alla morte, avvenuta in circostanze misteriose dentro una pentola a pressione. Riposa nella tomba di famiglia accanto al padre, al padre e alla madre (o forse alla madre, alla madre e al padre).
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venerdì, 30 gennaio 2009
Lei posò la fede sul comodino
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giovedì, 29 gennaio 2009
Finalmente mi sono dimenticato di te
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lunedì, 19 gennaio 2009
- Cerco evasione tra le lenzuola. Annodate.

- Dopo tanto dibattere cominciarono a dibattersi

- Tradirsi non era tradimento, ma tradizione

- Non avevano valori, perciò rapinavano portavalori
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lunedì, 08 dicembre 2008
DonnaLulu conta i passi
dalla strada al suo portone
li ha contati cento volte
orme nere sulla brina
ogni passo una bugia
da inghiottire come pane
ogni sguardo una ferita
innalzata sull'altare


(continua)
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venerdì, 05 dicembre 2008

Rimembri, cara, l'età spensierata

quando il futuro con me sognavi?

Io ti cantavo la serenata

e tu parlavi, parlavi, parlavi.

 

Rammenti quando volevo baciarti

sul molo deserto, accanto alle navi?

Un caldo amplesso volevo donarti

ma tu ti negavi, oh sì,  ti negavi.

 

Ricordi le volte che mi hai tradito

le turpi menzogne che raccontavi?

Contro di te puntavo il dito

ma tu negavi, negavi, negavi.

 

Adesso invece mi fissi distante

tutto è passato, finito è l'amore.

Ora sei rigida, fredda, scostante.

Io ti rimetto nel congelatore
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martedì, 02 dicembre 2008
Scrivimi una poesia ha detto
una poesia d'amore
Tutte le poesie sono d'amore ho detto


da Per Semra, con vigore marziale
di Raymond Carver
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domenica, 30 novembre 2008

Piove

piove sulle tamerici

piove sulla mia bici

s’arrugginirà

piove

sui nostri volti silvani

sui tuoi divani

sul tappeto d’astrakan

 

Piove a catinelle

sui frutti aulenti

sulle mie ciabatte

abbandonate e sciatte

s’inzuppa la moquette

piove

io leggo senza posa

un poeta benedetto

questo solo sappiamo

quello che siamo

quello che vogliamo

devo riparare il tetto

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giovedì, 20 novembre 2008

Ho lasciato nel grano l’ultimo dono

tra un anno aprirà  le sue ali di ferro

scoppierà rosso tra le spighe mature

prima che il sole crepi la terra

 

Volerà  lento tra le chiome dei pini

tra nuvole gialle di polline denso

s’incaglierà  tra i carici  secchi

nel fango pesante più di un rimorso

 

Tra un anno la vita sarà più leggera

nasceranno licheni sulle pietre spaccate

e nuovi germogli alzeranno la testa

dalla crosta riarsa dei boschi bruciati

 

Dodici lune avrò visto  affondare

nella linea crudele alla fine del cielo

dieci monete saranno i sonagli

per fare musica dentro le tasche

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domenica, 02 novembre 2008

Vivo in ordine cronologico

il disordine interiore

vado da un punto all’altro

(nauta di universi in dissoluzione)

e se voglio torno indietro

 

Però dopo

 

Il principio era il caos

la circostanza  di succedersi antiorari

poi il buio s’asperse di stelle

nebulose girovaghe e canti provenzali

 

Fu

 

E fui anch’io

appassito prossimo

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giovedì, 23 ottobre 2008

Quella mattina lo scarafaggio si svegliò inquieto e per niente riposato. Aveva freddo e quando aprì gli occhi non riconobbe le pallide appendici che, dovette ammetterlo subito, spuntavano proprio dal suo corpo. Zampe tozze, coperte appena da una peluria biondastra, protese verso il soffitto di una stanza diventata improvvisamente piccola. Notò che aveva solo quattro zampe, brulicanti alle estremità di ridicole appendici.
Lo scarafaggio conosceva bene quelle forme, tante volte aveva spiato gli abitanti della casa da una fessura del battiscopa. Non aveva dubbi, quindi, sulla nature del fenomeno: durante la notte si era trasformato in uomo.


Uno scarafaggio è abituato a prendere la vita  e le sue sventure con filosofia, però quello che gli stava accadendo superava le normali capacità di sopportazione di un insetto.

I minuti passavano e tutto quello che riusciva a fare erano movimenti senza senso degli arti sudati. Sentiva voci e rumori di passi dalle stanze accanto: in breve tempo qualcuno sarebbe entrato e avrebbe scoperto tutto.

Quando la disperazione stava per paralizzarlo definitivamente, un pensiero improvviso lo colpì. Ricordò un desiderio che l’aveva accompagnato per tutta la vita, un momento immaginato tante volte e che solo la sua natura di insetto aveva reso impossibile.

Vide la finestra che tante volte aveva sognato di aprire. A forza di movimenti scomposti si fece cadere dal letto, strisciò sul pavimento di legno fino alla parete, si aggrappò al termosifone e con un ultimo sforzo si mise in piedi.

Le gambe tremavano quando riuscì ad aprire la finestra, tremavano per l’emozione e lo sforzo. Un mondo nuovo apparve. Tetti rossi e campanili, il cielo macchiato di nuvole, gli alberi e le voci della strada.

Respirò profondamente quell’aria nuova, chiuse gli occhi e forse riuscì a comporre un sorriso mentre si buttava di sotto.

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lunedì, 20 ottobre 2008

Io sono uno che perde le chiavi

che perde occasioni

che non fa previsioni

di lunga durata

che scorda la data

che fa confusione

tra passato e futuro

uno poco maturo

un groviglio annodato

un liuto scordato

scordato davvero

all’ombra di un pero

o forse d’acacia

ho poca efficacia

poca efficienza

triste tendenza

a fare del male

a chi amo di più 

 

Io sono uno che perde le chiavi

uno molto d’astratto

o poco prudente

prude la mente

rudere è verbo

un po’ decadente

un re decaduto

un prete tendente

un me dispiaciuto

m’intasa la mente

 

Lamento d’armento

notturno concerto

incerto  lacerto

ritrovo la traccia

di quello che fu

che fumava e che amava

in senso antiorario

in sesso contrario

al gusto dei più

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mercoledì, 01 ottobre 2008

Malaria d'amore
mi prende e abbandona
mi lascia sudato
in un letto disfatto
mi agita i giorni
spossa le notti

Peste d'amore
mi allontana da tutti
uccide i ricordi
nasconde il futuro
sotto un sudario
grigio di pioggia

Lebbra d'amore
mi strappa la pelle
corrompe la vita
solca le guance
di benedetto
vetriolo fumante

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